In solidarietà e stima ad Autistici / Inventati, una riflessione ad ampio spettro

In solidarietà e stima ad Autistici / Inventati, una riflessione ad ampio spettro

Hermes Center esprime solidarietà al collettivo Autistici/Inventati per gli attacchi senza precedenti subiti da parte dell’amministrazione statunitense; esprime anche stima, per la lungimiranza e integrità che sta permettendo loro di resistere a questo attacco.

Non ci soffermiamo sul fatto che l’attacco sia ingiusto [1], perché da un governo di guerra e deportazione non ci si può aspettare onestà; dobbiamo invece parlare delle componenti di Internet che stanno vacillando, e del fatto che le riflessioni, seppur lente, sulla “sovranità digitale” dovrebbero essere rimesse in discussione alla luce di questo attacco.

I fornitori di servizi digitali non sono responsabili di ciò che i loro utenti pubblicano, fino a quando una decisione giudiziaria non ne richieda la rimozione: è un principio che ogni piattaforma, da YouTube ad Autistici, ha sempre rispettato. Alcune piattaforme non aspettano le sentenze definitive: la pressione di un’autorità può essere sufficiente a far prendere loro una decisione strategica. Autistici non lo ha mai fatto, e da qui è nata l’escalation.

Dobbiamo riflettere a questo livello perché, se Autistici/Inventati è la preda perfetta per l’anti-antifa (se vi ricordate cos’è una doppia negazione, ci siamo capiti), in un senso più astratto anche altri soggetti si sono già scontrati con queste prepotenze. Basti pensare alla statunitense Lavabit, o in Europa a Proton, Tuta, Mullvad VPN, Posteo e altri servizi che offrono strumenti zero-knowledge: sono ancora al sicuro?

La catena di comando va messa in discussione, perché l’attacco è stato condotto forzando le entità infrastrutturali di rilevanza globale vincolate al diritto statunitense: come spiegato da Autistici nella loro ricostruzione, il problema sta anche in ICANN/PIR [2]. Per questo, tra le richieste più immediate, dovremmo pretendere:

  1. Che il governo degli Stati Uniti inverta la sua decisione. Non si può definire “organizzazione terroristica” un fornitore di servizi che si attiene al diritto.
  2. Che il governo italiano difenda l’organizzazione nelle sedi preposte e si faccia garante nei confronti dei soggetti privati terrorizzati dalle sanzioni internazionali, come Banca Etica.
  3. Che le istituzioni europee facciano valere il DSA. Per questo monitoriamo l’iniziativa proposta in Europarlamento da Brando Benifei [3].

Accanto a queste richieste alle istituzioni dobbiamo anche chiederci se ICANN/PIR e le altre infrastrutture che hanno finora mantenuto la propria indipendenza non debbano essere sottoposte a forti obblighi di trasparenza. Chi ha chiesto, cosa ha chiesto, con quale precisione e urgenza?

A livello europeo la riflessione dovrebbe essere più profonda ,mettendo in discussione i fondamentali. Al momento, gli investimenti europei sulla sovranità tecnologica, già poco visionari dal punto di vista politico [4], tardivi e timidi [5], danno per scontati i livelli infrastrutturali della rete e si concentrano sul lato applicativo: una debolezza [6] che ora vediamo sfruttata per commettere atti di violenza politica. Può succedere ancora, soprattutto a discapito di molti anelli deboli non presidiati.

Internet è nata tra università statunitensi ed europee, ma molte delle fondazioni strategiche sono a guida statunitense. L’abuso in questione è senza precedenti, quindi bisognerebbe considerare anche azioni più radicali. Ci si può opporre? Dobbiamo valutare, a livello europeo, se sviluppare un nuovo AlterNIC [7]: una scelta estrema per separare la rete di gestione dei nomi di dominio. Di fronte a un regime autocratico come quello statunitense, che usa ogni strumento a sua disposizione, è necessario valutare a mente libera ogni strumento di resilienza.

Riferimenti

  1. (Alessandro «kLeZ» Accardo, 27 agosto 2026) — Il mio provider di posta è un’organizzazione terroristica globale. Ricostruisce nel dettaglio la designazione SDGT di Autistici/Inventati da parte del Tesoro USA, contesta punto per punto le accuse del governo statunitense e la inquadra nel più ampio uso del potere sanzionatorio extraterritoriale di Washington.
  2. (Autistici/Inventati, 28 agosto 2026) — Press Release. Comunicato del collettivo colpito dalle sanzioni: ricostruisce la cronologia dei fatti, distingue tecnicamente la designazione SDGT dalla lista FTO, spiega il ruolo di ICANN e PIR nella gestione del dominio .org e descrive le conseguenze concrete subite, incluso il rischio di chiusura del conto presso Banca Etica.
  3. (Emanuela Del Frate e Chiara Sgreccia, 28-29 agosto 2026) — Bloccato il sito di A/I, il collettivo sanzionato dagli Usa. Il Pd prepara un’interrogazione al parlamento Ue, Domani. Documenta il blackout del sito autistici.org e il blocco dei servizi email e dell’account PayPal, riportando le reazioni politiche italiane, tra cui l’annuncio di un’interrogazione al Parlamento Ue da parte dell’eurodeputato Brando Benifei.
  4. (Michał Czerniawski, 3 dicembre 2025) — EU’s Digital Sovereignty and the Rights-Based Imperative, Verfassungsblog. Critica la Dichiarazione di Berlino sulla sovranità digitale europea per la scarsa attenzione ai diritti fondamentali e alla capacità di applicazione (enforcement) del diritto UE nei confronti di attori extraeuropei potenti.
  5. (Commissione Europea, aggiornato al 23 giugno 2026) — Strengthening Europe’s Tech Sovereignty. Pagina istituzionale che raccoglie il pacchetto UE sulla sovranità tecnologica (Chips Act 2.0, Cloud and AI Development Act, strategia open source), presentato a giugno 2026 come risposta alla dipendenza da fornitori extraeuropei.
  6. (Frederike Kaltheuner e Leevi Saari, 15 giugno 2026) — Europe’s AI Sovereignty Problem Runs Far Deeper Than Frontier Access, Tech Policy Press. Mostra come la scommessa europea sulla sovranità digitale “a livello applicativo” resti strutturalmente dipendente dai fornitori statunitensi di modelli e infrastrutture cloud, con il valore economico che tende a fluire verso l’alto della catena, cioè verso gli Stati Uniti.
  7. (Wikipedia, voce «AlterNIC», consultata il 31 agosto 2026) — AlterNIC. Ricostruisce la storia di AlterNIC, il registro di domini alternativo attivo negli anni Novanta in competizione con InterNIC, la sua chiusura e le implicazioni tecniche di una radice DNS alternativa.

 

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