La Rete chiede risposte a Italia e UE dopo il caso Autistici/Inventati

COMUNICATO – Dopo l’inserimento di Autistici/Inventati in una lista statunitense di soggetti designati come terroristi, il dominio, i fondi e il conto bancario dell’associazione italiana sono stati bloccati.

Attraverso una lettera indirizzata a Von der Leyen e Meloni (v.sotto), la Rete Diritti Umani Digitali chiede all’Unione Europea e al governo italiano nuove garanzie contro gli effetti di decisioni prese fuori dalla giurisdizione europea.

Nell’agosto 2026, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) degli USA ha inserito Autistici/Inventati, che dal 2001 offre servizi di comunicazione digitale a cittadini, associazioni, comitati e realtà della società civile, fra i soggetti designati come “terroristi globali”. Da quel momento, il dominio dell’associazione è diventato irraggiungibile, i suoi fondi sono stati congelati e il suo conto bancario  sospeso.

In appena undici giorni, Autistici/Inventati ha dovuto interrompere i propri servizi. Tutto questo è avvenuto senza una decisione di un’autorità italiana o europea e senza che le contestazioni fossero esaminate in contraddittorio da un’autorità soggetta al nostro ordinamento.

Il caso solleva una questione che va ben oltre la vicenda specifica: chi ha il potere di interrompere, di fatto, l’esercizio di un diritto fondamentale in Italia e in Europa? L’articolo 15 della Costituzione italiana stabilisce che la libertà e la segretezza delle comunicazioni possono essere limitate soltanto con un atto motivato dell’autorità giudiziaria.

Se però l’infrastruttura attraverso cui quella libertà viene esercitata dipende da soggetti sottoposti a una giurisdizione esterna, che cosa rimane della garanzia costituzionale? Qui che emerge una questione di sovranità digitale.

Se riteniamo che sovranità significhi in primis la capacità di garantire concretamente i diritti fondamentali alle persone che vivono sul nostro territorio, perché questo principio dovrebbe valere meno quando quei diritti vengono esercitati attraverso un’infrastruttura digitale? Ma è una questione tutt’altro che scontata quando si viene al piano pratico.

Oggi una parte essenziale delle comunicazioni, dei pagamenti e dei servizi digitali utilizzati in Europa dipende da infrastrutture e operatori sottoposti, almeno in parte, a ordinamenti extraeuropei. Il caso Autistici/Inventati dimostra quanto questa dipendenza possa tradursi potenzialmente in una perdita di garanzie che può investire chiunque: e che, se non imparano a reagire con la forza del diritto, il nostro il Governo e la nostra Unione europea non potranno altro che continuare a prostrarsi.

Per questo la Rete chiede alla Commissione europea e al Governo italiano di intervenire, non soltanto per affrontare il caso specifico, ma per evitare che possa ripetersi.

In particolare, chiediamo alla Commissione europea di riferire al Parlamento europeo, entro sei mesi, quali servizi essenziali alla comunicazione (domini, posta, archiviazione, pagamenti) dipendano ancora da una giurisdizione extraeuropea, e come ridurre tale dipendenza. Chiediamo che vengano estese le garanzie del Digital Services Act (motivazione, reclamo, soluzione stragiudiziale) a chi perde un dominio, un conto o un servizio di pagamento e, inoltre, che sia istituita una procedura europea di riesame, con risposta entro trenta giorni, per chi è colpito da restrizioni o sanzioni dovute a un atto giuridico di uno stato estero con possibili conseguenze anche sull’accesso ai servizi digitali.

Al governo italiano chiediamo di attivarsi nei confronti delle autorità statunitensi per ottenere il riesame della designazione di Autistici/Inventati e di sostenere in sede europea il rafforzamento degli strumenti di tutela contro gli effetti extraterritoriali delle sanzioni.

Chiediamo inoltre alle autorità di vigilanza finanziaria di chiarire come debbano comportarsi gli intermediari europei di fronte a designazioni straniere che non siano accompagnate da un analogo provvedimento europeo, affinché il timore di sanzioni secondarie non si traduca automaticamente nella rinuncia a garantire diritti e servizi fondamentali.

Parallelamente, la Rete avvia una raccolta di segnalazioni di casi in cui conti, domini, pagamenti o servizi digitali siano stati bloccati o interrotti in Europa a seguito di decisioni assunte fuori dall’Unione. L’obiettivo è costruire una base documentale che consenta di comprendere la portata del fenomeno e orientare le successive iniziative istituzionali.

La nostra lettera, scaricabile a questo link:

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