L’inchiesta sulla rete di potere politico-mediatico dietro a Esperia Italia

Ieri è uscita questa inchiesta di IrpiMedia che smonta pezzo dopo pezzo l’immagine di indipendenza di Esperia Italia, progetto editoriale che negli ultimi mesi ha conquistato centinaia di migliaia di follower su Instagram, Facebook e TikTok, presentandosi come voce “fuori dal coro”.

L’inchiesta è il risultato del lavoro dei team di IrpiMedia e Hermes Center Hacking for Human Rights, in collaborazione con Wired Italia, che pubblica a sua volta Se siete incappati in un post di Esperia Italia, ci sono un po’ di cose che dovreste sapere.

Il progetto è stato realizzato anche grazie al sostegno dell’Investigative Journalism & Civil Society Collaboration Grant, fondo promosso da Edri, Ecnl e Lighthouse Reports.

Nonostante la narrazione ufficiale (quella di un media giovane, fatto da content creator autonomi) l’indagine rivela che dietro Esperia si nasconde una rete di rapporti istituzionali e mediatici ben radicata, con contatti diretti con esponenti del mondo politico.

Cosa emerge dall’inchiesta

Esperia si definisce indipendente, ma è gestito da protagonisti con alle spalle esperienze consolidate nella comunicazione politica: il direttore Gino Zavalani, che parla di libertà di pensiero ma è entrato in contatto con personalità vicine ai partiti di destra; il comunicatore Pietro Francesco Dettori, ex stratega per Luigi Di Maio (ex 5Stelle) e poi vicino a ambienti conservatori; e infine Lara Fanti, legata affettivamente e indirettamente professionalmente al responsabile dei social media della Presidenza del Consiglio.

Questi rapporti non sono solo algoritmici: Esperia è stato ospite e protagonista di eventi politici e culturali di rilievo, condividendo palchi e spazi con membri del governo e dirigenti dei principali partiti di destra.

Il punto più critico – e ingiusto – di questa vicenda riguarda il modo in cui la stampa e i media trattano il fenomeno: Esperia si presenta come “indipendente” dalla stampa tradizionale, costruendo un’immagine di alternativa genuina alla narrativa dominante.

Questa dicotomia – tra autodefinizione di libertà e realtà di legami consolidati – non è semplicemente un errore di percezione: è un inganno che altera la percezione dei lettori, influenzando l’opinione pubblica senza la trasparenza dovuta.

Perché è importante parlarne

In un’epoca in cui i social e le “voci indipendenti” si propongono come alternative alla stampa tradizionale, diventa urgente interrogarsi su chi finanzia, supporta e amplifica queste piattaforme — specialmente quando si presentano come contro-potere, ma in realtà operano entro strutture di potere consolidate (non è sempre così, per fortuna, ed esistono canali digital-born che davvero lavorano in modo indipendente, ma sono rari).

Questa inchiesta ci ricorda che l’indipendenza non è solo una dichiarazione, ma una responsabilità.

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