Ecco una riflessione sull’AI Summit tenutosi al Grand Palais a Parigi nelle giornate del 10 e 11 febbraio scorso, elaborata dal nostro Davide Del Monte, che vi ha patertecipato in qualità di ospite rappresentante della società civile.
Preoccupazioni legittime…
Il summit sull’intelligenza artificiale ha di fatto certificato che i timori della società civile legati allo sviluppo di questa tecnologia sono ben fondati.
Se nelle sale del Grand Palais, durante i talk ufficiali, si è discusso di come l’AI rischi di diventare l’ennesimo strumento di disuguaglianza tra Sud e Nord del mondo, i tanti eventi paralleli organizzati da associazioni e organizzazioni della società civile hanno evidenziato come l’AI rappresenti anche un enorme pericolo per i diritti umani e per l’ambiente.
Sul primo punto, tra le molte voci che hanno espresso grande preoccupazione per lo sviluppo iniquo di questa tecnologia, segnaliamo in particolare quella del Ministro degli Esteri brasiliano, Mauro Vieira, e della fondatrice di Digital Rights Foundation, Nighat Dad.
Come raccontato più approfonditamente su Guerre di Rete, Vieira ha sottolineato come l’intelligenza artificiale, se non verrà gestita in modo equo e inclusivo, diventerà l’ennesimo strumento di sfruttamento e oppressione del Nord nei confronti del Sud del mondo.
Concetto ripreso in seguito da Dad, che ha definito quella dello sviluppo dell’intelligenza artificiale come una classica strategia estrattivista, basata sull’arricchimento di pochi grazie, appunto, all’estrazione e utilizzo dei dati di molti.
…ma rimaste nell’ombra
Le questioni relative all’impatto ambientale e a quello sui diritti umani non sono invece state toccate durante il resto dell’evento, dove si è preferito tenere i riflettori accesi solo sulle mirabolanti capacità dell’AI di risolvere quasi tutti i problemi che affliggono il mondo.
I rischi legati all’intelligenza artificiale sono però ben noti e per questo motivo diversi attivisti e attiviste da tutto il mondo hanno organizzato dei momenti di protesta fuori dal Grand Palais e degli incontri per discutere possibili strategie di resistenza.
Sorveglianza di massa, proliferazione di notizie false e deepfake, tracciamento dei migranti, profilazione dei manifestanti durante cortei e proteste, sono alcuni dei “servizi” che l’AI è in grado di fornire a governi e aziende.
Se da una parte, come sappiamo, l’Unione Europea ha cercato di mitigare questi rischi con l’approvazione dell’AI Act a marzo dell’anno scorso, è risultato però chiaro che questi «vincoli e legacci», come li ha definiti il vicepresidente statunitense JD Vance, faticheranno non poco a frenare uno sviluppo che avanza a un ritmo frenetico, foraggiato da un fiume di miliardi di dollari di investimenti pubblici e privati.
Le tante associazioni per la tutela dei diritti e umani dell’ambiente presenti al summit, tra cui noi di Hermes Center, cercheranno di rafforzare ancor di più collaborazioni e sinergie per far fronte alla visione oscurantista dei tech bros, tanto interessati ai profitti derivanti dalla diffusione dell’AI, quanto poco alle sue ricadute negative sulla società.