La nostra faccia, la nostra iride o retina, o il nostro modo di camminare possono essere utilizzati dalle forze di polizia, dalle autorità locali e da aziende private per identificarci durante una manifestazione, mentre siamo in stazione, in aeroporto, allo stadio, in un negozio, in strada. Dobbiamo proteggere la nostra libertà di espressione e di protesta, il nostro diritto alla privacy dal controllo totale e da eventuali derive autoritarie dello Stato: non vogliamo che i nostri volti e i nostri corpi vengano tracciati attraverso sistemi di riconoscimento biometrico. Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale avrebbe dovuto tutelarci, ma in realtà è pieno di scappatoie.
Unisciti a noi e chiedi anche tu una legge nazionale contro la sorveglianza biometrica di massa. In collaborazione con The Good Lobby Italia
Il video
La petizione
In Italia e in tutta l’Unione Europea forze di polizia, autorità locali e aziende private possono sfruttare le lacune del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) per diffondere tecnologie sperimentali e invasive che tracciano, analizzano e trasformano in dati i nostri volti e i nostri corpi mentre ci muoviamo negli spazi pubblici.
L’AI Act prevede infatti molte eccezioni al “divieto” di riconoscimento biometrico per le forze di polizia, sia in tempo reale che a posteriori.
Non stabilisce nessun vincolo a rendere pubblici i dati sugli usi e sull’efficacia di questi sistemi, nonostante il tasso di errore possa essere alto, soprattutto quando si tratta di riconoscere e perseguire gli appartenenti a minoranze, e portare all’arresto di persone che non hanno commesso crimini.
Basti pensare che, nel 2022, in seguito a un’indagine, la polizia di Detroit (negli Stati Uniti il riconoscimento biometrico facciale negli spazi pubblici è legale) ha confermato che il loro software di riconoscimento facciale aveva un tasso di errore del 90% nel riconoscere persone nere.
In Italia sappiamo che esiste una rete di milioni di telecamere di videosorveglianza, ma nulla su come e se funziona Sari Enterprise, l’infrastruttura per il riconoscimento dei volti in uso alle forze dell’ordine, dato che il Ministero dell’Interno non hai mai risposto alle richieste di accesso agli atti sull’efficacia del sistema.
Ma non è finita qui: in nome della “sicurezza nazionale” sarà possibile usare la sorveglianza biometrica per controllare le folle nella più totale segretezza e opacità, senza neanche dover ottenere un’autorizzazione da parte di un’autorità amministrativa o giudiziaria.
Alcune manifestazioni potrebbero ora essere sorvegliate con tecnologie di riconoscimento biometrico, in nome proprio della sicurezza nazionale.
E noi potremmo non saperne nulla, fino a quando non scoppierà uno scandalo come il recente caso Paragon, che ha visto giornalisti e attivisti spiati illecitamente da parte di apparati dello Stato ancora non identificati.
La delega in bianco ai Governi per la sicurezza nazionale, secondo l’interpretazione di alcuni giuristi, si scontra con altri trattati europei e precedenti sentenze della Corte di Giustizia Europea, ma un quadro giuridico ancora così incerto lascia spazio a possibili abusi.
La Storia è piena di esempi in cui una tecnologia di sorveglianza è stata usata per scopi molto diversi da quelli per cui era ufficialmente nata. La vicenda di Edward Snowden, l’esperto di cybersicurezza perseguitato dal governo americano per avere rivelato i programmi di sorveglianza di massa della CIA, è lì a ricordarcelo.
I rischi sociali delle tecnologie di riconoscimento biometrico negli spazi pubblici sono così alti che esiste una sola risposta: vietarle integralmente. Sono fallibili e intrusive, espressione di logiche oppressive, indipendentemente dal loro utilizzo.
Se sai di poter venire controllato o sorvegliato, potresti decidere di non frequentare più certi luoghi o certe persone, di non andare a un evento, a manifestazione, a una protesta. Oppure potresti avere dei dubbi sull’aderire o meno a un’associazione.
Questo effetto deleterio, il chilling effect, può arrivare ad influenzare il modo in cui formiamo le nostre personalità. Senza la privacy necessaria per aprirci ad esperienze nuove, perdiamo la possibilità di partecipare liberamente alla vita pubblica e il nostro diritto ad esistere nel modo in cui vogliamo.
Dobbiamo agire subito e riappropriarci dei nostri diritti!
Firma ora per vietare la sorveglianza biometrica e aiutaci a fare crescere il movimento #sorveglianzazero